SAVE OUR OCEAN - IL PREZZO DEL NON AGIRE

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si parla di protezione ambientale (marina o non) è che questa sia troppo costosa, ma quanto può costare non praticarla? Quindi, se settimana scorsa avevamo parlato del valore dell'oceano, oggi vediamo quanto può costare non proteggerlo a dovere.

Prima di iniziare, vi ricordo che potete trovare un elenco degli articoli di questa serie, costantemente aggiornato e ordinato secondo categorie tematiche, visitando questo indice.

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Due proiezioni che mostrano l'aumento del costo e delle persone influenzate dalle inondazioni costiere

Il Costo del Cambiamento Climatico

Il rapporto europeo analizza solo due fattori principali che, però, sono quelli più importanti per quanto riguarda l'ambiente marino. Il primo fattore è il cambiamento climatico o, più nel dettaglio, la sua diretta conseguenza: le inondazioni costiere. Lo studio è, in ogni caso, incompleto visto che tiene conto solo dei danni diretti. Non sono quindi comprese tutte quelle conseguenze potenziali come: acidificazione degli oceani, impatto sull'ecosistema, intrusione dell'acqua salata, ecc... A conti fatti, i valori che risultano da questo studio sono molto più bassi di quelli effettivi, ma già permettono di capire quanto può costare, a livello economico, il cambiamento climatico.

Le tabelle presenti sopra questo paragrafo mostrano i risultati dello studio, sia in termini di miliardi consumati che in termini di migliaia di persone influenzate. Vediamo come leggere i dati sulla tabella. Il dato più difficile da interpretare sono indubbiamente i tre scenari presi in considerazione. La sigla RCP (Representative Concentration Pathway) si riferisce a due diverse traiettorie di crescita dell'effetto serra dove RCP4.5 è lo scenario dove questo viene limitato mentre RCP8.5 è lo scenario dove questo continua a crescere come ora. Per essere applicati in uno studio, queste traiettore vengono solitamente combinate con le SSP (Shared Socio-economic Pathways), ovvero degli scenari socio-economici che prendono in considerazione quanto vengono curate mitigazione e adattamento ai problemi ambientali (trovate maggiori informazioni in questo pdf). Le singole colonne si spiegano abbastanza da sole tranne probabilmente quella dei 2°C. Questo è un valore che l'Europa si è posta come limite per la temperatura degli oceani, una specie di punto di non ritorno viste le conseguenze che tale temperatura avrebbe sull'innalzamento dei mari. E' stato sempre considerato molto arbitrario e, di recente, è stato abbassato a 1,5°C, ma il senso dello studio non cambia.

Apparentemente lo scenario RCP8.5-SSP3 sembra proprio quello più vantaggioso, ma la colonna 2°C cambia completamente la sua interpretazione. Tale valore viene infatti raggiunto nettamente prima in questo scenario (2043 circa) rispetto che nello scenario RCP4.5-SSP1 (2057 circa). Le conseguenze per gli oceani e per la vita sulla terra sarebbero devastanti nel lungo termine. Questo si può vedere anche facendo un semplice rapporto di come i valori dei vari scenari aumentino di anno in anno. Dal 2080 al 2100, il costo in miliardi dello scenario RCP4.5-SSP1 aumenta del 92,7% mentre quello dello scenario RCP8.5-SSP3 del 105,1%. L'aumento del primo decellera nel tempo mentre il secondo accellera e, di conseguenza, ad un certo punto nel futuro il secondo sarà enormemente più elevato.

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Il Motore di Sabbia fotografato dall'alto

Il Motore di Sabbia

Il peso dei danni causati dalle inondazioni costiere spinge quindi le società Europee a investire su misure di adattamento e mitigazione poiché i loro benefici sul lungo termine saranno sempre superiori al loro costo. Comunque va tenuto sempre a mente che, anche nello scenario più ottimistico, il livello degli oceani continuerà a salire per molto tempo a causa dei comportamenti del passato. Tale risultato ottimistico deve essere un primo passo nella speranza che, nei futuri studi di questo tipo, si arrivi ad un punto tale per cui le proiezioni diano un risultato positivo.

Prima di passare al successivo fattore considerato nel rapporto europeo, ovvero l'inquinamento da plastica, ci fermiamo un attimo per spendere due parole su uno dei più innovativi metodi di difesa costiera sviluppato proprio per salvaguardare dune, spiagge, zone costiere e persino isole intere: il motore di sabbia. Questo è stato implementato dai Paesi Bassi nel 2011 (d'altronde gran parte del loro territorio è collocato sotto il livello del mare), ma sembra aver ottenuto risultati notevoli visto che, nel 2017, è stato annunciato che ne sarà realizzato un secondo nel Regno Unito, a Norfolk.

In pratica si tratta di una penisola artificiale di sabbia realizzata in modo che sia la natura stessa a disperdere la sabbia lungo la costa invece di portarla via. In precedenza, infatti, il governo dei Paesi Bassi era obbligato a prelevare la sabbia dai fiumi interni per contrastare l'erosione delle coste. Il motore di sabbia, invece, permette di proteggere la costa in un modo più ecosostenibile e naturale, lavorando con l'oceano piuttosto che contro di esso. L'intero ciclo vitale di questa penisola artificiale dovrebbe coprire circa 20 anni.

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Una stima dell'impatto economico dell'inquinamento marino in Europa

Il Costo dell'Inquinamento

La plastica ha indubbiamente un ruolo importante per l'economia essendo un materiale decisamente economico visti i costi di produzione molto bassi. Tuttavia la plastica ha un grosso problema: il suo valore viene completamente perso dopo l'utilizzo e non resta quindi a circolare dentro l'economia stessa. Quindi la plastica diventa presto spazzatura e, come tale, ha un costo enorme che supera di gran lunga i vantaggi della sua produzione (e questo senza tenere di conto il suo impatto sull'ambiente e sul cambiamento climatico).

Purtroppo stimare con precisione le consequenze dell'inquinamento marino sull'economia è estremamente difficile vista la mancanza di dati affidabili e verificati. Alcuni studi recenti (tra cui quello che ha generato la tabella presente qui sopra) hanno cercato di dare un valore ai danni che l'inquinamento causa a vari settori marittimi come: pesca (perdita di risorse), acquacoltura (perdita di risorse), imbarcazioni (riparazione dei danni), turismo (perdita di risorse e di posti di lavoro) e governo (i vari costi per la gestione e la pulizia dei rifiuti). Tali studi però non tengono conto di molti fattori importanti, dai danni sull'ambiente, la salute pubblica e l'economia che potrebbero essere causati dai trattamenti sbagliati dei rifiuti ai costi economici associati con la degradazione dell'ecosistema, la riduzione della produzione alimentare, l'aumento di problemi di salute e l'influenza sul riscaldamento globale. La vera estensione del ruolo della spazzatura marina sull'economia va ancora quantificata a dovere.

Fortunatamente il governo europeo non ha atteso studi più sicuri per iniziare ad intervenire su questo problema. La maggior parte delle soluzioni applicate per ridurre la spazzatura marina ed il suo impatto possono essere divise in due macrogruppi: (1) misure di comando e controllo che servono a regolamentare la produzione di oggetti indesiderati (un esempio è proprio il recente bando delle microplastiche) e (2) strumenti economici basati sul mercato, ovvero incentivi e disincentivi finanziari mirati ad influenzare il comportamento umano. Negli articoli passati di questa serie abbiamo visto molti esempi di entrambe queste pratiche.


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